Fumo passivo.

Nonostante gli effetti dannosi del fumo di sigaretta siano noti da decenni, una significativa parte della popolazione italiana fuma: si parla di 6 milioni di uomini e 5,7 milioni di donne.
Tradotti questi numeri significano che il 50% dei bambini di età fino ai 15 anni ha un genitore fumatore e il 12 % entrambi, con una spiccata esposizione al fumo di sigaretta ambientale (fumo passivo). Sebbene il 90% dei fumatori italiani si dichiari d’accordo con la necessità di proteggere i piccoli dall’esposizione al fumo passivo, di fatto i bambini restano comunque fortemente esposti.
Non solo, infatti, sono soggetti al fumo passivo diretto (il cosiddetto “fumo di seconda mano”), ma sono esposti anche al “fumo di terza mano”, quello che rimane impregnato sugli abiti, tra i capelli, nella pelle dei genitori, tra le mura domestiche sulle pareti e mobili, in macchina...

Fumo in gravidanza.

I danni da fumo passivo iniziano già durante la gravidanza: i bambini esposti in utero al fumo della madre e/o del padre fumatore, infatti, presentano spesso un minor peso alla nascita e, a causa della presenza di vie aeree più piccole, sono più a rischio di wheezing precoce, asma, riduzione della funzionalità respiratoria, infezioni respiratorie delle basse vie aeree nei primi anni di vita, ricovero ospedaliero per qualsiasi causa.
Per loro, più alto anche il rischio di SIDS - Morte improvvisa in culla (si calcola che se si potesse eliminare completamente l’esposizione al fumo passivo dei lattanti il numero di morti in culla si ridurrebbe di un terzo) e il rischio che presentino problemi di apprendimento e comportamentali.

I danni del fumo di seconda e terza mano.

Allo stesso modo l’esposizione al fumo passivo di seconda e terza mano dopo la nascita provoca un aumento del numero delle infezioni respiratorie (otiti, faringiti, laringiti, bronchiti e polmoniti), del broncospasmo virale, dell’asma bronchiale, delle infezioni meningococciche invasive, dei disturbi dell’apprendimento e del comportamento.
Tra gli effetti a medio e lungo termine, aumento del rischio di tumori infantili e dell’adulto, problemi di ipertensione arteriosa, sindrome metabolica.
Oltre all’aumento del rischio di queste condizioni, queste stesse malattie sono rese più gravi dall’esposizione al fumo passivo o, peggio, dal fumo attivo.

I ragazzi, infatti, iniziano in Italia a fumare presto, con un 5% dei bambini delle scuole elementari che hanno provato a fumare, e il 15% dei dodicenni che fuma sporadicamente o con una certa regolarità (un sesto dei dodicenni fumatori fuma più di 5 pacchetti per anno).
Dal momento che il 90% dei fumatori ha iniziato prima dei 18 anni e che la maggior parte dei fumatori sono figli di genitori che fumano, è fondamentale spezzare questa catena dannosa.
La legislazione che vieta il fumo in locali pubblici o sui luoghi di lavoro ha ridotto l’impatto sui bambini, probabilmente per la riduzione del fumo di terza mano, ma c’è ancora moltissimo lavoro da fare per proteggere davvero l’infanzia dai danni del fumo passivo.

Dott. Luigi Terracciano
Medico Pediatra