Tosse.

La tosse è la terza causa di ricorso al pediatra con un notevole impatto sulle famiglie.
Non sempre la tosse è sintomo di malattia e fino a 10 colpi di tosse nell’arco della giornata sono da considerarsi fisiologici: si tratta di un meccanismo di difesa delle vie aeree che serve al bambino per allontanare secrezioni, corpi estranei, germi e sostanze nocive. Ecco perché il riflesso della tosse non va bloccato, ma contestualizzato.
Allo stesso tempo, infatti, può essere un sintomo comune di infiammazioni e infezioni delle vie respiratorie.
Compito del pediatra, quindi, è cogliere il sintomo tosse, interpretarlo e trovare la soluzione alla condizione di base che lo provoca tranquillizzando i genitori e rassicurandoli che nella stragrande maggioranza dei casi la tosse dura 7-10 giorni e si risolve spontaneamente.

Tosse: impariamo a conoscerla.

Le cause della tosse nel bambino possono essere moltissime: dal più semplice e comune raffreddore fino a infezioni delle vie aeree più importanti, quali asma, bronchite protratta, malattie su base genetica e/o malformativa, inalazione di un corpo estraneo...

In generale, la tosse si distingue in acuta e cronica.

Si definisce acuta una tosse che dura meno di 4 settimane e si risolve spontaneamente rispondendo bene alla terapia rivolta alla causa scatenante.
È dovuta soprattutto a infezioni virali delle alte o basse vie respiratorie, allergopatie, presenza di corpi estranei, infezioni alle orecchie e non necessita, normalmente, di una terapia causale specifica. Nei casi, invece, di tosse acuta dovuta a cause batteriche, un trattamento antibiotico appropriato controlla il sintomo nel giro di qualche giorno.

La tosse cronica o protratta, invece, si chiama così per la sua durata che supera, generalmente, le 4 settimane.
In tale condizione le probabilità di una guarigione spontanea sono del 20% e un percorso diagnostico approfondito è consigliabile per risolvere definitivamente il problema (purtroppo, le statistiche ci dicono che il 50% dei bambini effettua 10 visite pediatriche prima di fare ricorso a un approccio specialistico pneumologico).
Non esiste una terapia univoca, ma tutte le terapie sono legate alla diagnosi.

Diverso ancora è il caso della tosse asmatica per la quale è sufficiente seguire la terapia dell’attacco acuto di asma, con un Piano dell’Asma che ogni bambino asmatico dovrebbe avere per controllare il sintomo.

Oltre al criterio della durata, la tosse viene classificata anche in base alle sue caratteristiche (secca, catarrale, abbaiante...), che vanno analizzate per poter definire meglio diagnosi e cura.
Anche in questo caso, l’obiettivo non è curare il sintomo, ma rimuovere la causa.

Un rimedio casalingo efficace per placare la tosse in assenza di sciroppi sedativi o mucolitici è dare al bambino un cucchiaino di miele 2-3 volte al giorno (mai, però sotto ai 12 mesi per il rischio di botulismo infantile).

Quando un colpo di tosse deve destare preoccupazione?
Nella maggior parte dei casi la tosse non deve allarmare i genitori. Il più delle volte, infatti, la causa è evidente - un raffreddore, una sindrome influenzale – e serve a definire comportamento e terapia.
Se, però, la tosse è isolata e compare improvvisamente con sintomi o segni di difficoltà respiratorie o soffocamento (magari mentre il bambino gioca non sorvegliato o sta mangiando), è possibile che il bambino abbia inalato un corpo estraneo e questo costituisce un’urgenza medica assoluta.
In generale, comunque, la tosse accompagnata da difficoltà respiratoria necessita di una gestione rapida, anche quando non si tratta di inalazione di corpo estraneo.

Dott. Luigi Terracciano
Medico Pediatra